Comune di Romanengo

TEATRO AUDITORIUM G. GALILEI

21a STAGIONE - 2008>09


Programma
Inizio spettacoli 21,15


venerdi 17 ottobre 2008 – ore 21,15


PRESENTAZIONE AL PUBBLICO DELLA 21A STAGIONE

saluti, video, gossip e brindisi augurale


giovedi 23 ottobre

RAIZ + RADICANTO

UNO - ACUSTIC TOUR

Raiz, voce

Giuseppe De Trizio, chitarra

Fabrizio Piepoli, canto e percussioni a cornice


All’anagrafe risulta Gennaro Della Volpe. Alle cronache musicali s’è presentato come Rais, Raiss, Raiz. Uomo dai molti nomi e dalle mille collaborazioni, ma soprattutto voce caliente degli Almamegretta. Ugola carnale, verace, napoletana, italiana, europea, araba, terrona, cosmopolita, apolide che lo ha portato a collaborare con grandi nomi quali Massive Attack, Pino Daniele, Asian Dub Foundation, Mauro Pagani. Torna ora con questo nuovo progetto con i Radicanto, formazione acustica originalissima nata con l'intento di riproporre in una nuova chiave la musica del Sud del mondo. Gli strumenti della tradizione per raccontare un pentagramma di mediterraneo, poesia e immaginazione. La musica senza passaporto e l’immagine di una Napoli di sangue e speranza, di canto e passione. Un ritorno alla melodia e alla parola che prescinde dal tempo del reggae. Questi gli elementi che Raiz porta in valigia per il suo viaggio acustico in “Uno”, il suo nuovo album uscito per la Universal accompagnato dalle venature musicali evocative e ritmiche dei Radicanto (Giuseppe De Trizio, chitarra e Fabrizio Piepoli, canto e percussioni a cornice) in un assetto acustico, delicato e potente al contempo. Un percorso attraverso quella storia musicale che non smetterà mai di insegnarci il futuro: musica immaginaria mediterranea.


Sabato 15 novembre

LUCIA POLI e GIORGIO ROSSI
EDIPO E LA PIZIA
di
Lucia Poli
liberamente ispirato a un racconto di Dürrenmatt
Coreografie di Giorgio Rossi
Oggetti scenici e costumi: Tiziano Fario
Musiche originali: Andrea Farri
Regia: Lucia Poli


“Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi, Pannychis XI, lunga e secca come tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere...”. Da questo curioso incipit del racconto di Dürrenmatt La morte della Pizia, prende spunto lo spettacolo recitato e danzato da Lucia Poli (la Pizia) e Giorgio Rossi (Edipo). Ma il testo teatrale si distacca presto dalla matrice originaria e sviluppa in autonomia lo strano rapporto tra la Pizia e Edipo, rivisitando il mito classico. La Pizia è una pazzerella sfrontata e beffarda che distribuisce sentenze con scandaloso senso dell’umorismo, non crede che la ragione umana possa incidere sulla realtà e neanche confida nel divino. Edipo, dopo aver ricevuto il terribile oracolo – che la Pizia stessa dichiara avere inventato – compie il suo atroce destino: uccide il padre e sposa la madre. Lo stile del “grottesco” e del “fantastico”, attraversa lo spettacolo con le sue valenze di gioco e di sberleffo. La visione è irriverente e ripropone, con la profonda leggerezza dell’ironia, l’eterno dilemma del senso del destino umano: sono gli dèi a guidare i nostri atti? O è il libero arbitrio degli uomini? O semplicemente il caso?


sabato 29 novembre


A.T.I.R.

QUI CITTÀ DI M.

di Piero Colaprico

Con Arianna Scommegna

Regia di Serena Senigallia

Compagnia vincitrice del Juke Box Teatrale 2008


Un giallo-noir ambientato tra le nebbie milanesi negli anni ‘80/’90. Due cadaveri, un uomo giovane e una donna di mezz'età decapitata sono stati scoperti all'alba di un lunedì qualsiasi in un cantiere. La polizia indaga. Nel testo, Milano è una città brutta che in pochi si arrischiano a cantare e tanto meno a raccontare. Milano è un mistero. E questo spettacolo vuole essere un omaggio a Milano, un omaggio a questa città che la regista e l’attrice amano senza sapere perché. Il testo ha la forma di un monologo a più personaggi, in cui la bravissima Arianna Scommegna (attrice pluripremiata) si moltiplica con sorprendente estro mimetico - cambiando solo un giubbotto, un pastrano, modificando l'acconciatura dei capelli - in una serie di figure dalle varie cadenze regionali: un operaio, un ispettore-capo, una donna poliziotto, un agente della scientifica, un ambiguo addetto dell'obitorio, un taxista in pensione, tutti protagonisti e testimoni del processo misterioso per cui la città di M. ha perso il cuore, le radici, la capacità di ascoltarsi.

*JBT(Juke-Box Teatrale). Abbiamo chiesto agli iscritti della nostra mailing-list di segnalarci i tre artisti di ODISSEA 2008 – FESTIVAL DELLA VALLE DELL’OGLIO che avrebbero desiderato rivedere. La compagnia A.T.I.R. è stata la più votata seguita da Andrea Cosentino e lo spettacolo La Passione con Daniela Piccari e Lucia Vasini.


sabato 6 dicembre


SEERAUBERGRETA*

GRETA GIAVEDONI CANTA BRECHT

con

Greta Giavedoni

pianoforte

Giuseppe Olivini

Testi di Bertolt Brecht - Musiche di K. Weill, H. Eisler

*Greta dei Pirati

novità


Abbiamo scoperto per caso questa voce e ce ne siamo innamorati. Dopo aver conosciuto la ventenne fuori dal comune padrona di questa voce, le abbiamo chiesto di tenere a Romanengo il suo primo concerto da solista. Una voce che graffia e dipinge, tonalità cavernose e celestiali, una timbrica che balza da Milva a Klaus Nomi. Studi pianistici, tecniche vocali liriche e recitative, menzioni d'onore, tutto condensato in questo primo recital brechtiano. Suoni impregnati d’opera lirica, musica da circo, cabaret tedesco, e jazz e marce, e rock e teatro.…Sedici canzoni, sedici storie accompagnate da poesie e prose. Un boa di struzzo, una benda da pirata, un velo scuro, rose rosse, ecco comparire i personaggi: puttane sante e madri lavoratrici, figure storiche e politiche, ragazze perdutamente innamorate ed eroine, fino a SeerauberJenny/SeerauberGreta, la serva di un albergo d’infimo ordine che promette di risorgere dai suoi sporchi cenci, per essere finalmente incoronata da una bandiera pirata come regina della rivoluzione. Con orgoglio e amore. Lunga vita a Greta.


sabato 20 dicembre


DON ANDREA GALLO e CARLA PEIROLERO

ESISTENZA SOFFIO CHE HA FAME

Parole e musiche ispirate a Qohélet e altri testi sacri

con la cantante Roberta Alloisio e il musicista Edmondo Romano

Scritti da:
La Bibbia, Il Corano, Bhagavad-Gita, Il Sutra del Loto, Christian Bobin,Teresa d’Avila, Simone Weil, Emily Dickinson, Guido Ceronetti
elementi scenici di Andrea Morini

produzione Chance Eventi / Festival Suq a Genova


Uno spettacolo tra teatro e spiritualità fuori dagli abituali confini della celebrazione religiosa, che riflette sulla dimensione sacra dell’esistenza. Un’attrice, una cantante, un musicista e un Pastore danno vita a un rituale, una danza di parole che muove emozioni e riunisce nello stesso cerchio artisti e spettatori. Nato da un' incontro tra Carla Peirolero, attrice e curatrice del Festival delle Culture Suq a Genova, e Don Andrea Gallo, il “prete da marciapiede” più famoso d’Italia, lo spettacolo è un cammino tra culture e religioni e restituisce il senso di comunione tra i popoli pur nella difficoltà delle diversità. Al termine cibi e bevande di diverse tradizioni: pani lievitati in vari modi, vino e thè. Lo spettacolo sostiene la Comunità di San Benedetto al Porto.

"...E' una delle recite più originali che si possano vedere oggi sui palcoscenici italiani....ll dialogo tra religioni viene esaltato con la scoperta di una loro fondamentale unità, il valore della pace reso assoluto e contrapposto alla "chiusura" dell'Occidente e alle distruzioni che ne deriverebbero. Applausi a uno spettacolo che dà una visione ricca e gioiosa della religione" (Ugo Volli; La Repubblica. 27 settembre 2006)


giovedì 8 - venerdì 9 - sabato 10 gennaio 2009


PICCOLO PARALLELO

GERUNDIA FELIX

Testo, regia, scene, luci e costumi
ENZO G. CECCHI
con MARCO ZAPPALAGLIO
e con Francesco Viviani - Giovanni Massimo - Angelo Lucchi - Giovanni Gallorini
ed ENZO G. CECCHI

Prima Nazionale


“Gerundia Felix. Uno spaccato di vita ambientato in un territorio una volta definito dal mitico Lago Gerundo, ai confini delle Province di Bergamo, Brescia e Cremona, ma potrebbe essere qualsisi parte d'Italia dato che ignoranza, intolleranza e crudeltà non sono un patrimonio specifico di un territorio. Un piccolo imprenditore edile bergamasco con problemi di salute e una famiglia ormai decimata e un massaggiatore straniero. Entrambi cinquantenni, entrambi pieni di rancore e solitudine ed entrambi con due figli diciottenni cui aprire le porte del mondo. E problemi di cuori ammalati e possibili trapianti. I dialoghi, pur riportarti con ironia, non sono inventati, ma raccolti in giro per bar, piazze, mercati e altri luoghi di questa antica Gerundia. E' ironico, duro, spietato ha il ritmo della ballata e un finale tragico inusuale ed eclatante. Intermezzo ed epilgo della vicendo due uomi muratori in strada da un padroncino che si è “dimenticato” di pagarli e in attesa di una corriera che possa riportarli a casa. Il tutto cadenzato da canzoni di Gabriella Ferri, liscio e musiche celtiche. Può il quotidiano, pur trascritto da uno che da trent'anni ha deciso di scrivere e fare teatro senza mai togliersi dal cuore i propri studi di sociologia, diventare teatro senza sfiorare la demagogia? Si, può. Con l'appoggio anche della poesia, della delicatezza, del rispetto e conquista degli ultimi anni, della leggerezza”. Enzo Cecchi


sabato 24 gennaio


TIB TEATRO

SHOA LE MEMORIE

con
Valerio Maffioletti e Vania Bortot
Drammaturgia e regia Daniela Nicosia


Drammaturgia e regia Daniela Nicosia. Bianco… vuoto… silenzio... Entriamo… in una pagina già scritta dalla storia e raccontata tante volte, una pagina da sfogliare ancora insieme attori e spettatori. Identità negate, cancellate, quelle dei deportati, emozioni raggelate nelle parole strappate, tra cronaca e testimonianza. Attori e spettatori, vicini gli uni agli altri, all'interno di una sorta di camera bianca con le suppellettili coperte in segno di lutto. Una figura femminile accompagna con la sua assorta gestualità il racconto di chi in prima persona rivive. Racconta i dettagli della deportazione, li rivela a fil di labbra, a distanza ravvicinata. Racconta accanto a noi, prepara il cibo e lo cuoce: e subito si impone il ricordo terribile della Shoa. Memoria che si fa segno e coinvolge i sensi, (la vista e l'olfatto in primo luogo) con le parole di chi, da Primo Levi a Elie Wiesel, ha vissuto sulla propria pelle l’oltraggio della Shoa.

Fonti: Deportazione e memorie femminili (1899-1953), a cura di Bruna Bianchi, Unicopli
I sommersi e i salvati, Primo Levi, Einaudi
Se questo è un uomo – La tregua, Primo Levi, Einaudi
La voce dei sommersi, a cura di Carlo Saletti; Gli specchi Marsilio; La notte, Elie Wiesel


sabato 7 febbraio


PAOLA TURCI e GIORGIO ROSSI

in

CIELO
Concerto per un corpo sonoro ed una voce danzante
produzione on the road agency e sosta palmizi


Un inusuale concerto danzato tra la cantautrice Paola Turci e Giorgio Rossi uno dei più creativi coreografi e danzatori italiani. Il progetto nasce dalla necessità di accostare il canto di una donna alla danza di un uomo, una voce semplice ad un corpo semplice. La condivisione di uno spazio scenico è stato lo stimolo che ha guidato il canto di Paola Turci a modulare i gesti di Giorgio Rossi e viceversa, il movimento di quest’ultimo ad entrare nelle parole di lei con ritmi e azione flessibili e sempre diversi. Una singolare «recital mimetico» non solo per la simbiosi inconsueta di cantante e danzatore ma perché il canto non è mai commento, e la danza non è mai illustrazione ma insieme creano una rigorosa sintassi emozionale di suono e gesto. Partendo dal repertorio dei due artisti la contaminazione non ha limite e le arti si conducono attraverso percorsi insoliti e territori inesplorati percorrendo un CIELO di possibilità.

“CIELO, splendido concerto danzato, progetto coraggioso, che ha mostrati una Turci più intimista e meno rockeggiante rispetto al passato, ma comunque brava a tenere le fila di un gioco di rimandi e richiami tra la sua voce profonda e levigata e l’aerea danza di Giorgio Rossi.” Stefania Perrone – Gazzetta del Sud, 26 agosto 2006
Biglietti: intero € 12 – ridotto € 10


sabato 21 febbraio


GARABOMO DELLE RISSE

PER ABBREVIARE LA MIA SOFFERENZA

ovvero dell'eroe perduto MARCO PANTANI

con
Alessandro Pozzetti

scritto da Alessandro Pozzetti, Domenico Ferrari, Marina Morellato

collaborazione ai testi e alla regia di Renato Sarti

scena di Alessandro Bassani - contributi audio di Luca De Marinis

regia di Domenico Ferrari


La storia di Marco Pantani da Cesenatico ha qualcosa di omerico, dell'eroe tragico. Era un omino spelacchiato di cinquantaquattro chili, con le orecchie a sventola e le labbra magre. Veniva da quella terra luminosa che è la Romagna, terra di poeti selvatici e visionari, grandi amatori e tizi che hanno il pallino di arrivare in cima al mondo. Come tutta la gente che viene da lì portava in sé, innato, il senso del teatro. Immensamente potente sulle verticali delle montagne, tragicamente in bilico sui gradini della vita. Ambientato nella riviera romagnola, tra un ombrellone, una sdraio e un manubrio di bicicletta il monologo rievoca la Cesenatico degli anni '70 e '80 per poi scivolare, con linguaggi differenti lungo capitoli che portano al finale tragico. Teatrali erano le sue imprese, teatrale, sotto i colori della tragedia, fu la sua morte. E teatrali furono le sue parole. Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva perché mai andasse così forte in salita Marco rispose: “per abbreviare la mia sofferenza”. Un'espressione che pare una ricetta medica prescritta da un dio clemente. Oppure il titolo di una tragedia moderna che parte dalla riviera romagnola e infila le salite di Italia e di Francia per spegnersi nella solitudine di un mare di inverno. Qui si canta di Marco Pantani, eroe perduto, dei sogni che ci ha fatto sognare e di quelli che ha portato con sé.


sabato 7 marzo


Teatri Uniti di Napoli

LICIA MAGLIETTA

MANCA SOLO LA DOMENICA

da Pazza è la luna

con Licia Maglietta - musica dal vivo Vladimir Denissenkov

di Silvana Grasso, Einaudi 2007 adattamento, scene e regia Licia Maglietta

costumi Katia Esposito - luci Cesare Accetta - suono Daghi Rondanini


Un'attrice di fama come Licia Maglietta, interprete di film di successo come "Pane e Tulipani", "Agata e la tempesta" torna in teatro in "Manca solo la domenica" firmandone anche la regia. Lo spettacolo è tratto da un racconto di Silvana Grasso, "Pazza e' la luna", un racconto sui sentimenti, le manie e le ossessioni di una donna. Un ritratto ironico e fulminante che ha come protagonista Borina, una devotissima vedova di sei defunti sconosciuti, che sceglie per se' quali mariti "adottivi". Le spoglie di questi uomini diventano oggetto di un rito che la donna dedica ad essi con visite quotidiane. E' il modo con cui Borina rifiuta la frustrazione di un amore mancato alla ricerca di sentimenti e passioni forti. Ambientato in una Sicilia senza tempo, la piece presenta una figura insieme mitica e reale con un testo graffiante, ironico e carico di humor. In scena, in fianco alla Maglietta, con un enorme “Cuore di Gesu” che le fa da scenografia, il musicista Vladimir Denissenkov, noto per la sua lunga collaborazione con Moni Ovadia che mescola musica tradizionale ed etnica. Il tutto, in un perfetto equilibrio con l’interpretazione dell’attrice, crea un miracolo d'intensità che trascina lo spettatore. “Esistono amori che non danno la felicita’ ma….se ne possono vivere altri!” (Licia Maglietta)
Biglietti: intero € 12 – ridotto € 10


sabato 21 marzo


MARCO ZANARDI

FREAKS

sonorizzazione del film di

Tod Browning

con

Marco Torriani, Stefano Mantegazza – chitarre
Ruben Gardella – batteria
Marco Zanardi – campionatore, direzione

in collaborazione con l’Associazione Culturale “Laboratorio Tazebau”

Novità


Il termine freaks nella lingua inglese definisce in maniera cruda persone con gravi deformità fisiche e il regista Ted Browning (autore del leggendario Dracula con Bela Lugosi) fu definito per molto tempo un “maledetto”, prima di venire riabilitato dalla critica internazionale in virtù della visionarietà delle sue opere. Film maledetto e leggendario, prima prodotto e poi rinnegato dalla Metro Goldwyn Mayer, Freaks costituisce un inno perturbante alla “mostruosità” innocente contro la “normalità” colpevole. La trama è il classico triangolo amoroso con vendetta finale, il vero elemento originale è l’ambientazione, le inquietanti carovane del circo in cui vivono i freaks. I protagonisti sono i “diversi”, gli scherzi della natura, che, uniti tra loro in nome di una sorta di legge d’onore, si scontrano con la crudeltà dei “normali” e la loro perversa attrazione. Il film muto girato nel 1932 si presenta ancora, a distanza di 75 anni come un'amara, e toccante allegoria sulla diversità, affermando che talvolta è proprio dietro la "normalità" che si nasconde la vera "mostruosità".

Marco Zanardi musicista e front-man dell'Associazone Culturale Laboratorio Tazebau, dopo la felice sonorizzazione di Nosferatu del 2006, ha scritto le musiche per il film e torna al Teatro Galilei a capo di un gruppo di musicisti dal vivo nell’esecuzione di questa nuova sonorizzazione.


sabato 4 aprile


Accademia Perduta - Emilia Romagna Teatri
DANIELA PICCARI e LUCIA VASINI
LA PASSIONE
di
Mario Luzi
regia
Velia Mantegazza
musica Daniela Ronconi

spettacolo segnalato al Juke Box Teatrale 2008


Una vera e propria “Via Crucis” in versi che Mario Luzi, una delle figure chiave della poesia del Novecento, scrisse per Papa Giovanni Paolo II° in occasione della Pasqua del 1999. E’ un’altissima meditazione sull’incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù, rivolta a laici e credenti, intesa come progressione dolorosa al ricongiungimento con il Padre e come cammino mortale verso la Resurrezione. La poesia di Luzi è scritta per essere rappresentata come monologo teatrale (realizzato qui a due voci) ed ha una straordinaria forza di contemporaneità, ma soprattutto ha la capacità di emozionare e far riflettere, tra il divino e l’umano, le genti di ogni razza e credo. La musica realizzata per l'occasione è un "tappeto sonoro" che congiunge le "stazioni" ed è composta da Daniela Ronconi (Forlì, Londra, New York), un'artista che ha sviluppato una profonda ricerca con le incisioni di Tanita Tikaram e nelle colonne sonore da lei realizzate per parecchi film di produzione americana. La regia è di Velia Mantegazza, una delle registe più interessanti della televisione (basti pensare alle 500 puntate de "L'Albero Azzurro" su RAI 3), del teatro e della musica d'autore (dal Teatro Alla Scala di Milano fino a Gino Paoli & Ornella Vanoni) proprio per la sua esperienza nel saper restituire a tutti i "pubblici" molteplici livelli di lettura. La “Passione” di Mario Luzi rappresenta un comune senso del sacrificio che avvicina razze ed etnie di culture diverse.


venerdì 24 aprile


ore 21,15
ANDREA COSENTINO

ANTÒ LE MOMÒ

avanspettacolo della crudeltà

di Andrea Cosentino

regia Andrea Virgilio Franceschi

consulenza drammaturgica Valentina Giacchetti - collaborazione artistica Antonio Silvagni

maschere Andrea Cosentino


segnalato al Juke Box Teatrale 2008


Si ride a denti stretti, con un po’ di magone dentro nell’assistere all’affresco dell’oggi che Andrea Cosentino dipinge in diretta. Antò le Momò è un irresistibile avanspettacolo della crudeltà nel quale sfilano Barbie, Pulcinella che parla della strage di Erba, materiali di riciclo, Totò e Antonin Artaud, racconti tra l'alto e il basso: è il caos primordiale che bolle nel ventre molle del consumo culturale. Nei primi del novecento l’avanspettacolo veniva rappresentato prima della proiezione cinematografica che era lo spettacolo vero e proprio. Cosentino ci gioca mettendoci la sua arte di grande performer tanto da essere stato definito dalla critica “un Fregoli della sintassi e della cadenza”. Accompagna il pubblico attraverso storie comico – grottesche da teatro dell’assurdo catapultandoci nell’attualità crudele e morbosa della cronaca nera così come ci viene “vomitata” dall’invasione mediatica. Pesca nella nostra (in)umanità scovandone il sublime.


ore 22,30

proiezione del film

IL COLORE DELLA BASSA

di Giuseppe Morandi

con la presenza dell'autore

Presentato a settembre 2008 alla 65a Mostra iNternazionale del Cimena di Venezia


Ricordiamo l'imminente 1° maggio, festa dei lavoratori, con il breve film di 30 minuti presentato a settembre 2008 alla 65a Mostra internazionale del Cinema di Venezia. La trasformazione dell’agricoltura nella Bassa padana, dagli anni Cinquanta a oggi. Il cambiamento del paesaggio, delle coltivazioni e avvento della monocultura e degli allevamenti intensivi degli animali. L’immigrazione dai paesi del sud del mondo e dai paesi asiatici che sostituiscono i “paisan” (lavoratori della terra) e i “bergamini” (mungitori di vacche). Le nuove catene dell’industria alimentare, dall’allevamento alla macellazione e alla lavorazione dei prodotti alimentari. Un'altra intensa opera di Morandi che testimonia l'avvenuta mutazione antropologica del nostro territorio.



a seguire brindisi di fine stagione





Teatro RomanengoPiccolo Parallelo