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sabato 28 ottobre 2006 TEATRO CLUB (Udine) SEXMACHINE di e con Giuliana Musso musiche in scena Igi Meggiorin regia Massimo Somaglino collaborazione al soggetto Carla Corso *segnalazione al JBT 2006 Le prostitute si possono chiamare in molti modi: meretrici, cocottes, passeggiatrici, belle di notte, puttane, lucciole, sex-workers, donnacce, donne facili, donnine leggere...I clienti si chiamano solamente clienti. Un’attrice ed un musicista in scena, danno voce ed anima a sei personaggi che formano un quadro di contemporanea umanità multiforme e complicata. Sono quattro uomini e due donne: Dino, pensionato; Vittorio, agente di commercio; Monica, mamma di Cristian; Silvana, prostituta; Igor, ventenne addetto all’assemblaggio; Sandro, piccolo imprenditore. Hanno tutti in comune due cose: appartengono alla cultura del nord-est e trovano soddisfazione ai loro bisogni e ragione alle loro paure nel variegato e complesso mondo dei rapporti sessuali a pagamento. La musica dal vivo è sostegno e contrappunto ai personaggi, a ciascun carattere corrisponde un tappeto musicale che è l’eco dell’identità del personaggio. In Sexmachine, Giuliana Musso conturbante e veritiera, ci parla di sesso e potere, di sesso e denaro e quindi commercio, abbattendo certezze e falsità, luoghi comuni e solide giustificazioni. Dopo Nati in casa aggiunge un altro affascinante spettacolo al suo particolare percorso d’attrice. *JUKE-BOX TEATRALE (JBT). Abbiamo chiesto agli iscritti della nostra mailin-list di segnalarci i tre artisti presenti in ODISSEA 2006 – FESTIVAL DELLA VALLE DELL’OGLIO che avrebbero desiderato rivedere quest’ inverno. Giuliana Musso è fra questi assieme al Quartetto Euphoria e Alessandro Fullin, tutti presenti in stagione. |
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sabato 11 novembre ABDESLAM ALIKANE & TYOUR GNAWA (Marocco) Abdellah Akharraz, tamburi e qarqaba, crotali Mohamed Khoubbaz, qarqaba e danze Abderrahmane Nimini, tamburi e qarqaba Abdeljalil Rbii, tamburi, danze e qarqaba Il rito delle comunità Gnawa è uno dei più antichi di tutto il nord Africa e Alikane è uno dei suoi esponenti più importanti. I Gnawa sono i discendenti degli schiavi originari dell’Africa nera, nel corso dei secoli hanno creato confraternite di cui fanno parte musicisti, guaritori e veggenti. Questa tradizione ha creato un’originale sintesi culturale che unisce svariati simboli religiosi. Le loro pratiche, musicali, iniziatiche e terapeutiche, si fondano sul culto degli spiriti e i loro riti ricordano i culti di possessione africani e di alcuni Paesi del Mediterraneo, tra cui il nostro Salento, con il rito del tarantismo. Musiche e riti che hanno affascinato intellettuali e gruppi rock, da Paul Bowles ai Rolling Stones. La loro cerimonia più spettacolare è la Lila, la cui funzione è soprattutto terapeutica. Durante la celebrazione il maestro chiama i santi e le entità sovrannaturali a impossessarsi degli adepti che entrano in trance. Alikane e il suo gruppo si esibiranno in un concerto ricco di ritmi e atmosfere ballabili, le stesse musiche usate per le celebrazioni. La serata inizia con un una sfilata di sole percussioni, quella che normalmente apre la Lila, per approdare ad alcune danze estatiche, le stesse che provocano lo stato di trance. Questa di Romanengo è una delle tre date italiane della tournée. I Tyour Gnawa guidati daAbdeslam Alikane, direttore artistico del free festival di Essaouira che richiama annualmente duecentomila giovani da ogni parte del mondo, sono fra i gruppi più celebri di questa tradizione. Si sono esibiti inegli Stati Uniti, in Canada, Brasile Francia, Inghilterra. Alikane vanta illustri collaborazioni con Peter Gabriel, Gilberto Gil e Ray Lema. |
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sabato 25 novembre COMPAGNIA PAOLA BIANCHI CORPUS HOMINIS>>>>>>>>>DANZA coreografie Paola Bianchi in scena Alessandro Bedosti, Matteo Bologna, Matteo Garattoni musiche originali Fabio Barovero disegno luci Fabio Sajiz organizzazione Chiara Gallazzi una produzione Agar, Torinodanza, Regione Piemonte , in coproduzione con Drodesera>Centrale Fies, Teatro Petrella - Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Città di Ebla si ringrazia Cango Cantieri Goldonetta, l’arboreto, Raum, Blusuolo centro arti performative, Cristina Riccati, Silvia Parlagreco, Veglie in volo Ogni società, ogni cultura parla di corpi, nella nostra società definita somatic societ, etiche ed estetiche disciplinano e celebrano il corpo. Lo spettacolo parte da una riflessione sul corpo come luogo in cui si inscrivono i rapporti di dominio e di subordinazione. In scena tre danzatori. Corpi maschili vittime predilette di se stessi. Corpi medicalizzati, misurati ed esibiti. Corpi disciplinati, omologati. Corpi docili. Invalidi della civilizzazione. Corpi senza corpo. Lo spettacolo è diviso idealmente in quattro passaggi. 1- WILL YOU HELP ME? corpi dissociati in organi, materia fisiologica relativamente passiva corpi che scompaiono, che si disfanno per vibrazione corpi misurati ed esibiti, ordinati e puliti nella bellezza del loro apparire, corpi celebrati corpi addestrati, disciplinati, flessibili, plasmabili. 2- PRIMA FUGA – SECONDA FUGA corpi puniti, uniformati, corretti, colonizzati, omologati corpi massificati nella solitudine, corpi in-formati, regolati corpi come “cose”, corpi catatonici, corpi plastici, corpi-merce angeli che cadono all’inferno, dannati che scendono agli inferi 3 -LA RESA NECESSARIA morte cerebrale come criterio necessario e sufficiente alla diagnosi di morte dell’individuo egemonia dell’encefalo - intimità pubblicamente esibita e quindi negata vittima/carnefice - i ruoli si confondono - corpi materiali che rimangono invalidi della civilizzazione 4 - NULLA – STASI - STILI DELLA CARNE Paola Bianchi con il suo ensenble ci offre uno spettacolo di rara raffinatezza, uno sguardo poetico e crudele sul corpo come perimetro dell’esperienza. |
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Sabato 16 dicembre QUARTETTO EUPHORIA GUARDA CHE MUSICA - UN CONCERTO MUSI-COMICO Marna Fumarola violino - Alessia Massaini violino Chie Yoshida viola - Michela Munari violoncello Regia Banda Osiris Dopo i successi dei grandi festival internazionali, vincitrici del primo JBT (Juke-Box Teatrale) arriva a Romanengo un quartetto d’archi unico! E cosa ci si può aspettare da un quartetto d’archi? L’esecuzione appassionata di un programma classico con il grande repertorio virtuosistico. Di solito è questo ciò che accade. Di solito. Ma qui è la fantasia a regnare sovrana, grande ed inaspettata, che va a braccetto con il rigore e il divertimento. Il Quartetto si esibisce in una cornice che solo inizialmente è quella seriosa dei concerti classici. Ma bastano pochi minuti, la confusione si sostituisce alla logica e il quartetto si trasforma sotto i nostri occhi: gli archetti diventano oggetti di scena rivelando possibilità di utilizzo impensate. Le quattro musiciste diventano attrici, cantanti, comiche senza rinunciare al loro virtuosismo musicale. Epigone della storica Banda Osiris (che ha curato la regia e con la quale spesso si esibiscono) continuano la tradizione di quel Teatro Musicale che ci ha insegnato oltre che ad ascoltare a “gustare” la musica. Con un repertorio che va da Shubert a Fabrizio de Andrè, da Mozart a Bob Marley….Una serata che vi allieterà fino alla fine dell’anno! Attivissimo il Quartetto ha partecipato a numerose trasmissioni radiofoniche e televisive (Caterpillar, Grammelot, Parla con me, etc) e collaborato con attori e musicisti come Banda Osiris, Stefano Bollani, Fabio de Luigi, Natalino Balasso, etc. Dopo lo spettacolo verrà presentato il libro IL ROMANZO DEL PICCOLO PARALLLEO di Enzo Cecchi, stampato in occasione dei 25 anni dell’attività della Compagnia. Il volume sarà offerto in omaggio ai possessori della Tessera Club Teatro. |
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sabato 13 gennaio 2007>>>TEATRO/DANZA>>>UNICA DATA ITALIANA COMPAGNIE ”À FLEUR DE PEAU” (Francia) RETROSPECTIVE Ideazione e coreografia di Michael Bugdahn, Denise Natura Costumi Jean-Jacques Delmotte. Testi di Michael Bugdahn. Versione italiana: Regina Marques Staff tecnico Florent Avrillon - Realizzazione colonna sonora: Michael Bugdahn Produzione: Compagnia « à fleur de peau ». Con il sostegno di Compagnia Maguy Marin, Journées Danse-Dense, Compagnia Le Sisyphe heureux, Céméa, La Troisième Rive Per il duo Natura / Bugdahn la coreografia è un mezzo per veicolare l’emozione. La teatralizzazione del gesto (in questo senso non è improprio definirlo teatro/danza) è alla base delle loro creazioni e la loro ricerca esplora la condizione umana con delicatezza e molta ironia (rara nei gruppi di danza), per creare una relazione forte ed immediata con lo spettatore. Lo spettacolo è composto da due pezzi della durata complessiva di 65 minuti.
1 - Histoires courtes en plusieurs cris con Michael Bugdahn, Denise Namura, Danila Massara, Alex Sander Dos Santos musiche Gounod/Bach, V. Ferenz/Gilles Apap, Taraf Ionel Budisteanu. Poesia di Ines Rodrigues Assumpção. Con la voce di Winnie & Jörg Schnass. Luci J -Paul Pit Quattro danzatori colti in un momento di passaggio nello scorrere della vita. Un ponte di grida dove le persone che ci circondano ci prendono per mano e ci permettono di raggiungere l'altra riva. Un silenzio più eloquente di tutte le parole. Un momento d'emozione pura in cui il corpo e l'anima diventano una cosa sola. 2 - Rètrospective en duo con Michael Bugdahn e Denise Namura, musiche G. Apap, A. V. Correa, Léo Ferré, N. Mamangakis, Värttinä, Les Yeux Noirs Luci Michael Bugdahn In scena un uomo e una donna. Due personaggi che danzando i loro ricordi conducendoci in un luogo immaginario pieno di allegra poesia. Tra emozione e humour, lo spettacolo riprende i momenti più forti e divertenti di quattro creazioni della compagnia. Una potente e gioiosa sintesi di humour, di fantasia e assurdità, servita a sangue freddo, ma con molta tenerezza. A’ Fleur de Peau (A fior di pelle) ha sede a Parigi ed è stata fondata nel 1986, da Denise Namura, brasiliana e Michael Bugdahn, tedesco. Hanno creato una ventina di spettacoli per se stessi e per altre compagnie di danza, teatro e di circo in Francia, Brasile e Svizzera. Ha partecipato a importanti manifestazioni internazionali (Biennale internazionale di danza di Lione, Holland Dance Festival di La Haye). La loro creazione “4’quarts” ha ottenuto il primo premio a Tremplins de la Danse a St.Dizier e il premio dell’umorismo al Concorso Volinine a St.Germaine-en-Laye. “Quelques réflexions” ha ottenuto il primo premio al concorso internazionale per coreografi a Groningen, in Olanda, “Aller-retour simple” è stato co-prodotto dalla Compagnia Maguy Marin. L'ultima creazione "Que reste-t-il de nos amours ?" per 10 interpreti è stata co-prodotta dalla Maison de la Danse di Lione dove ha debuttato lo scorso febbraio. |
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in collaborazione con il COMITATO PROVINCIALE PER LA DIFESA E LO SVILUPPO DELLA DEMOCRAZIA GIORNATA MONDIALE IN RICORDO DELLE VITTIME DELL’OLOCAUSTO Sabato 27 gennaio 2007 VARIAZIONE DI PROGRAMMA Per problemi improvvisi della Compagnia lo spettacolo Theresienstadt (La città che Hitler regalò agli ebrei) è stato sostituito con il seguente spettacolo: ATTISONORI (Bologna) in collaborazione con Studio Pro Forma, storia e memoria L’ANGELO DELLA MEMORIA Spettacolo di teatro musicale sulla memoria della Shoah Memorie e testimonianze di sopravvissuti e vittime del nazi-fascismo scelti e interpretati da Mirko Rizzotto Musica dal vivo Giambattista Giocoli, clarinetto ed elettronica liberamente ispirate al Quatuor pour la fin du Temps di Olivier Messiaen Regia, luci e drammaturgia Massimo Sceusa direzione tecnica Antonio Di Virgilio Musiche originali di Valentino Corvino e Andrea Agostini Lo spettacolo è una riflessione sulla criminale aberrazione delle deportazioni e dei campi di sterminio nazisti attraverso le parole e musiche nate in questi luoghi di disperazione. Nell’inverno del 1940 il compositore francese Olivier Messiaen era prigioniero nel campo tedesco di Stalag VIIIA, in Sassonia; non era l’unico musicista e questo lo stimolò, nonostante la durezza della vita nel campo, a comporre un pezzo per gli esecutori che vivevano con lui. Così, nel gennaio del 1941, di fronte ad un insolito pubblico, costituito da oltre 5.000 prigionieri provenienti da Francia, Belgio, Polonia ed altre nazioni, si svolse il singolare concerto. Il compositore preparò il pubblico all’ascolto, spiegando il significato del pezzo che i musicisti avrebbero eseguito nell’improvvisato concerto. La composizione originale è strutturata in otto movimenti, che corrispondono nello spettacolo ad altrettanti momenti della Shoah. Partendo dalle memorie e dalle testimonianze dei sopravvissuti e delle vittime Mirko Rizzotto interpretata in otto movimenti i principali momenti della Shoah: dal rastrellamento, alle deportazioni, dalla vita nei campi di concentramento al ritorno dei sopravvissuti. Un’unica e toccante storia, fatta di episodi vissuti da persone diverse ma legati dal medesimo filo cronologico. In definitiva una storia raccontata attraverso tante storie. La forza di questo progetto è anche frutto della ricerca approfondita di materiale inedito, reperito grazie alla collaborazione con lo Studio Pro Forma, storia e memoria di Carpi (Modena). Lo Spettacolo ha debuttato a Bologna nel 2005 in occasione del Sessantesimo anniversario della Resistenza e della Liberazione dal nazi-fascismo: 1945-2005. Lo spettacolo fa parte del progetto europeo Free to choose 2007. |
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sabato 10 febbraio
ERT - Emilia Romagna Teatro Fondazione
SANTA GIOVANNA DEI MACELLI con Beatrice Cevolani, Stefano Grandi, Tanja Horstmann, Angela Pezzi, Maria Regosa Delia Trice, Renato Valmori musicista in scena Alessandro Valentini scene, costumi e oggetti di scena Maria Donata Papadia musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti - luci Marcello D'Agostino
adattamento del testo Gigi Bertoni - foto di
scena Stefano Tedioli - Daniele Casadio Santa Giovanna è un testo che non conosce mezze misure e ci obbliga a scegliere da che parte stare. Racconta della grande crisi economica del 1929 a Chicago (ma la mente corre inevitabilmente ai giorni nostri) attraverso le vicende dei poveri e sfruttati alla prese con le scelte economiche del ricco Mauler, il re dei macellai e quelle della utopica Giovanna Dark. In questa coinvolgente messa in scena il pubblico è disposto ai due lati della scena chiusa da due alti paraventi che mostrano titoli di giornali e dati sulle crisi delle multinazionali: crack finanziari, licenziamenti, scioperi. Lo spettacolo avvince con un ritmo preciso e potenti momenti coreografici. Il suono della tromba si fonde con le voci che cantano melodie senza tempo. Alleluia, Gloria, Kirie e Stabat Mater sottolineano la sacralità di un contrasto eterno quanto la storia del mondo che arriva a crocifiggere la sconfitta Giovanna. Dallo spettacolo si esce frastornati colpiti da mille frecce scagliate dalla bravura degli attori e dalla potenza del testo. Nero e rosso i colori prevalenti a sottolineare il costante legame tra potere e sangue. Santa Giovanna dei Macelli è attualissimo, messo in scena con rara maestria da una Compagnia che dal 1983 è impegnata in un suo originale ed unico percorso artistico. Per la particolare struttura scenica lo spettacolo si terrà presso la Palestra vicino al Teatro Galilei. Posti limitati, consigliata la prenotazione |
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giovedì 22, venerdì 23, sabato 24 febbraio PICCOLO PARALLELO – CECCHI/ZAPPALAGLIO
IL GIARDINO DELLE ARANCE E DEGLI ANGELI CHE
PIANGONO Testo, scene, regia, luci e costumi: ENZO G. CECCHI Segnalazione al 42° Premio Riccione A.T.E.R. per il Teatro – 1993 Il giardino delle arance e degli angeli che piangono è una sorta di diario nel quale il passare del tempo è scandito dalla costruzione e distruzione di un giardino e dalle vicende dei due protagonisti, Carlo e Matteo. Lo spettacolo è scandito da tredici scene, una per mese, da marzo a marzo dell'anno successivo. La storia è molto semplice. Un viaggiatore di nome forse Carlo, arriva in un luogo con dei carteggi (testamento, mappa o altro), parla una lingua strana, una mescolanza di lingue dei paesi che ha visitato. E in questo luogo decide di fermarsi e di creare un giardino. Vicino a lui abita un muratore di nome, forse Matteo, forse Pietro, anche lui parla una lingua strana, una sorta di dialetto che ha perso la connotazione originale. In una cadenza d’eventi determinata dal fluire dei mesi, il rapporto tra lo straniero Carlo – deciso ad escludersi dalla vita e da ogni storia – e Matteo, uomo di terricola aderenza, si sviluppa con un particolare contrasto linguistico. Le vicende fra Carlo e Matteo sono scandite in tredici scene, da marzo a marzo dell’anno successivo e dalle evoluzioni e distruzione del giardino. Dopo il debutto a Romanengo lo spettacolo sarà presentato a Verona, Teatro Filippini; San Miniato (Pisa); Cosenza, Teatro dell’Acquario. La giuria del PREMIO RICCIONE A.T.E.R |
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sabato 10 marzo>>>DANZA ALDES – ROBERTO CASTELLO STANZE coreografia Collettiva interpreti Roberto Castello Alessandra Moretti, Stefano Questorio, Ambra Senatore live video Giacomo Verde - musiche Sinistri, Tu M’, Aavv luci Roberto Castello - costumipALDES produzione ALDES 2005/2006, con il sostegno di Ministero Per i Beni e le Attività Culturali / Dip. Spettacolo, Regione Toscana Stanze è uno spettacolo concepito per ogni tipo di spazio ed è costituito da danze singole e coreografie con più danzatori che provengono da diversi lavori della compagnia. E’ una panoramica di piccole opere nate tra il 2003 e il 2005, lavori che partono da un’idea di coreografia come arte plastica, che quindi utilizzano i corpi per dare forma a idee senza mai costruire narrazioni e senza mai porsi come fine l’intrattenimento. Sono sculture mobili, spesso divertenti e assurde, che strapazzano la percezione del tempo e si propongono come se ognuna di esse dovesse durare all’infinito. Come in un puzzle vivente tutti i brani concorrono alla fine a realizzare un’originale opera autonoma. Roberto Castello dopo il suo storico Don Chishiotte multimediale e il circense Siamo qui solo per i soldi ritorna a Romanengo con questa singolare antologica che ne riconferma il talento e l’inventiva. Giacomo Verde agendo con una telecamera e un personal computer crea un secondo piano di visione rimandando in tempo reale su un fondale immagini e dettagli rielaborati dell’azioni che avvengono in scena. |
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sabato 17 marzo GENGIS KAHN E IL PROBLEMA DEL TARTARO di e con ALESSANDRO FULLIN e CLELIA SEDDA
segnalazione al JBT 2006 Con Gengis Kahn ritorna a Romanengo il nuovo Fregoli, il Paolo Poli post-moderno con una nuova carrellata di esilaranti personaggi fra i più gettonati dal JBT 2006 (Juke-Box Teatrale). Nel panorama teatrale italiano mancava un'opera che avesse il pregio di affrontare contemporaneamente due spinose questioni, le invasioni barbariche e la pulizia interdentale. A risolvere tali problemi due comici altamente eclettici, interpreti di monologhi surreali con cui da anni deliziano i palati più difficili. Alessandro Fullin, autentico transgender scenico, importunerà sia la storia che il mito, interpretando eroi effeminati e sognanti regine, da Alessandro Magno alla regina di Tebe, mescolando il kamp, il gusto popolare e l'avanguardia (non a caso la sua Dottoressa Fullin indosserà il suo vestito a triangoli denominato "l'incubo di Mondrian"). Manterrà costantemente calda la temperatura dello spettacolo l'affascinante e surreale Donna Clelia che, con i suoi 65 kg perfettamente distribuiti, alternerà il ruolo di presentatrice a quello di cantante affidandosi all'ukulele e alla sua, non meno scordata, attività di ballerina. |
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VARIAZIONE DI PROGRAMMA Causa malattia dell'attrice Mariàngeles Torres sabato 14 aprile COMPAGNIA MITIPRETESE ROMA ORE 11 di ELIO PETRI Diretto e interpretato da Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti, Mariàngeles Torres con un ringraziamento ad Ascanio Celestini, Deborah Pietrobono e al festival Bella Ciao di Roma Nel gennaio 1951 ad un'offerta di lavoro per una dattilografa dalle «miti pretese», pubblicata sul Messaggero, risposero 200 ragazze e donne. L’attesa per il colloquio si tramutò in tragedia: la scala dove le ragazze aspettavano, crollò, ferendo 77 donne e uccidendone una. Elio Petri documentò il fatto e scrisse una sceneggiatura per un film di Giuseppe de Sanctis (il regista di Riso Amaro) effettivamente realizzato con Paolo Stoppa e Lucia Bosè. Questa vicenda torna in scena ora ad opera di 4 splendide attrici scoprendo analogie con l’Italia di oggi. In un allestimento semplice ed essenziale, con alcune lenzuola a fare da schermo e proiezioni d’immagini d’epoca, le attrici sono bravissime nell’assumere di volta in volta i ruoli del personaggio e dell’autore-narratore. In questa inchiesta sul mondo del lavoro che fu (ma che è ancora), commuovono e fanno ridere intrecciando canti popolari con un esilarante Cha cha cha della segretaria. Lo spettacolo è il primo progetto comune di queste 4 attrici già protagoniste negli spettacoli di Ronconi,Scaparro e Nekrosius. Lo spettacolo ha debuttato con uno straordinario successo a Roma nel settembre 2006 al Festival “Bella Ciao” di Ascanio Celestini. |
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sabato 21 aprile MARIO PIROVANO in VORREI MORIRE ANCHE STASERA SE DOVESSI PENSARE CHE NON È SERVITO A NIENTE di DARIO FO con accompagnamento musicale dal vivo di Paolo Ciarchi PRIMA NAZIONALE Il testo tratta il tema della Resistenza antifascista riportando le testimonianze dirette dei partigiani protagonisti della lotta. Tre storie diverse, raccontate in prima persona nei vari dialetti delle valli del Nord Italia, perfettamente comprensibili grazie alla ricchezza dei gesti e alla mobilità espressiva sottese ad ogni testimonianza orale. Come specificato lo spettacolo narra le vicende di tre partigiani. Si inizia con la storia di Angiolino Bertoli detto "il Paneté", per proseguire con quella del Partigiano "Luna" della zona di Treviso, e infine il racconto aspro e disincantato della partigiana soprannominata "Risola", della zona di Chioggia. Le testimonianze sono alternate da alcune canzoni censurate nel primo dopo guerra e da un brano scritto nel 1936 da Woodie Guthrie, grande cantante folk americano, censurata dalle autorità americane nel 1940. L'autore Dario Fo ha portato in scena questo testo per la prima ed unica volta nell'Ottobre del 1970 a Milano. “…per molti giovani spettatori, fu veramente il primo incontro con la faccia più vera della lotta partigiana” ha scritto Chiara Valentini in “La storia di Dario Fo” (Feltrinelli). A distanza di 36 anni l'istrionico Mario Pirovano, su sollecitazione dello stesso Fo, ripropone questo testo perché possiamo meglio conoscere un periodo emblematico della nostra storia Lo spettacolo dopo alcune prove aperte viene rappresentato per la prima volta nella sua versione originale con tre musicisti in scena. Pirovano ha tra le mani la ricchezza di testi straordinari che hanno meritato a Dario Fo il Nobel per la Letteratura. Li porta in giro per il mondo (recenti le tournèe a Hong Kong e in Australia) li reinterpreta con fedeltà, riuscendo a far emergere la sua personale carica espressiva. |
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